Voto: 3 stelline (ovviamente nella scala del Mereghetti dove il massimo è 4)
venerdì 5 giugno 2026
Backrooms
domenica 28 settembre 2025
Una battaglia dopo l'altra
2) perché ha un cast di comprimari stellare: Sean Penn costruisce un antagonista inquietante e grottesco, capace di incarnare le ombre del potere; Benicio Del Toro porta il suo carisma ruvido e magnetico che aggiunge profondità (e comicità) a ogni scena; Chase Infiniti sorprende per freschezza ed energia, offrendo il contrappunto emotivo più autentico. Non sono semplici presenze di contorno ma ognuno trova il proprio spazio contribuendo a un racconto corale che amplifica l’impatto di DiCaprio e arricchisce l’universo del film;
3) perché Paul Thomas Anderson osa ancora una volta e mescola cinema d’autore e spettacolo puro, alternando azione, satira e dramma con un coraggio che pochi oggi possiedono: la sua regia abbatte i confini tra intrattenimento e ricerca, orchestrando una storia che scivola con naturalezza da momenti epici e spettacolari a passaggi intimi e contemplativi. Anderson non cerca mai la via più semplice: preferisce rischiare inserendo deviazioni narrative e scelte stilistiche che sorprendono senza tradire la coerenza del film. Così ogni scena diventa un terreno di sperimentazione dove l’epica visiva si intreccia con riflessioni profonde sul presente dimostrando che il cinema può ancora essere al tempo stesso popolare e autoriale;
5) perché è un film che ci parla dell’oggi evitando semplificazioni e mettendo in scena le contraddizioni del nostro tempo tra polarizzazioni ideologiche e il prezzo di utopie infrante. Una battaglia dopo l’altra è uno splendido affresco che intreccia pubblico e privato, grandi conflitti e fragilità quotidiane, interrogandoci senza però offrire facili risposte. E risulta così potente proprio perché ci costringe a guardare in faccia il presente con le sue lacerazioni e le speranze ancora aperte.
Voto: 4 stelline (ovviamente nella scala del Mereghetti dove il massimo è 4)
www.warnerbros.it/unabattagliadopolaltra/
sabato 12 luglio 2025
Joker: Folie à Deux
Perché Joker: Folie à Deux è un film che riesce a raddoppiare le ambizioni cinematografiche del Joker?
2) perché se Joaquin Phoenix ritorna nel ruolo del Joker in modo sempre intenso e psicologicamente complesso, Lady Gaga riesce a essere straordinaria nei panni di Harley "Lee" Quinzel pur con una versione di Harley Quinn meno teatrale di quello che ci si poteva aspettare. Ma la sua presenza, talvolta anche in modo silenzioso, è talmente carismatica e magnetica da sublimare perfettamente il caos emotivo del film grazie anche alla riuscitissima chimica visiva e sonora con Phoenix;
3) perché anche la struttura stessa della pellicola è più articolata del primo capitolo e, giocando tra realismo e artificio, si intreccia in due atti ben differenziati tra loro: uno mantiene una parvenza narrativa rigida seppur con elementi ballabili e sequenze teatrali, mentre il secondo degenera in una sorta di musical psicotico. La musica, vero e proprio elemento strutturale portante di Folie à Deux, fa costantemente oscillare il ritmo complessivo degli eventi tra la tragedia drammatica e la commedia nera;
4) perché la regia di Tod Philips vuole portarci a riflettere su come la follia del Joker si sia amplificata e moltiplicata nell’incontro con l’altro, in un’alternanza perfettamente bilanciata tra empatia e orrore: il
tema della “folie à deux” apre così a una dimensione relazionale in cui la sua ribellione al sistema diventa rapidamente contagiosa, mettendoci di fronte a un bizzarro gioco di specchi in
cui la pazzia non è più individuale ma condivisa e amplificata; 
5) perché se nel primo film Arthur era uno, qui tutto diventa doppio: Arthur e Joker da un lato, Joker e Harley Quinn dall’altro. In un vortice emotivo crescente, il dualismo evolve in dialogo e poi in lotta interna: chi controlla chi? chi è sano e chi pazzo? Il rapporto tra Arthur e il suo doppio – che sia Joker o Harley – fa schizzare la tensione narrativa di Folie à Deux che diventa una perfetta metafora dei temi dell’autocoscienza o dell’autodistruzione.
Voto: 3 stelline (ovviamente nella scala del Mereghetti dove il massimo è 4)
mercoledì 5 marzo 2025
A Complete Unknown
martedì 4 marzo 2025
Conclave
lunedì 17 febbraio 2025
Giurato Numero 2
1) perché esplora temi complessi tipicamente eastwoodiani quali la colpa, la verità e la giustizia, attraverso la storia di Justin Kemp, un giurato che quando inizia il processo scopre di avere legami personali con il crimine su cui è chiamato a votare. Giurato Numero 2, in modo raffinato e machiavellico, solleva una serie di interrogativi sulla moralità e sull’etica di alcune scelte individuali che in situazioni estreme potrebbero essere prese da ciascuno di noi;
martedì 24 dicembre 2024
Tetris
5 buoni motivi per cui Tetris è un film in cui ogni mattoncino si incastra alla perfezione:
2) perché la colonna sonora a 8 bit è un brillante omaggio alla cultura dei videogiochi anni Ottanta: in bilico tra nostalgia e modernità, la musica composta da Lorne Balfe utilizza sonorità chiptune e sintetizzatori retrò, evocando immediatamente l'estetica del gioco originale e immergendo lo spettatore nell'atmosfera dell'epoca. Punto di forza è la reinterpretazione del classico tema Korobeiniki, rielaborato con energici arrangiamenti elettronici che amplificano la tensione e il dinamismo delle scene chiave. Le musiche non si limitano a richiamare il passato ma, grazie alla coerenza stilistica e al legame con l'identità visiva del film, diventano una parte essenziale dell'esperienza integrandosi alla perfezione con il ritmo serrato della narrazione e accentuando i tanti momenti di suspense;
3) perché i personaggi sono un mix riuscito di eroi carismatici
e crudeli antagonisti, ognuno con una chiara funzione narrativa e un legame
con il contesto storico-politico del racconto. Henk Rogers (interpretato con
grande energia da Taron Egerton) è il cuore pulsante della storia: imprenditore
visionario e intraprendente, riesce a conquistare tutti grazie alla sua empatia
e alla capacità di affrontare anche le sfide impossibili. Il suo rapporto con
Alexey Pajitnov, il creatore del gioco, aggiunge profondità emotiva alla trama,
mostrando un’alleanza sincera e un legame basato sul rispetto reciproco e sulla
comune passione per la programmazione. Sul fronte opposto, gli antagonisti –
tra cui spiccano funzionari sovietici e spietati uomini d'affari occidentali –
sono ben caratterizzati, rappresentando l’avidità e l’opportunismo di un’epoca
segnata dalla Guerra Fredda: pur essendo talvolta rappresentati in modo stereotipato,
i “cattivi” svolgono un ruolo cruciale nell’aumentare la tensione e nel creare
un netto contrasto con i “buoni”;
4) perché le ambientazioni sono uno degli aspetti più affascinanti della pellicola: la ricostruzione degli anni Ottanta, sia degli Stati Uniti che dell’Unione Sovietica, è realistica e immersiva, con dettagli che catturano l’estetica e l’atmosfera di quel periodo. I contrasti visivi tra i luoghi riflettono efficacemente le tensioni della Guerra Fredda: i vivaci uffici delle aziende occidentali brillano di colori accesi e ottimismo capitalista, mentre le cupe e austere architetture sovietiche comunicano rigidità e oppressione. Mosca, in particolare, è rappresentata con una palpabile sensazione di claustrofobia e sorveglianza che accentua la tensione drammatica. Le sequenze che mescolano ambientazioni reali con elementi visivi ispirati al design pixel art di Tetris (scelta audace ma riuscita), aggiungono un tocco stilistico unico creando un connubio tra realtà storica e omaggio al mondo dei videogiochi;
5) perché la filosofia di Tetris di Jon S. Baird riflette in modo sorprendente lo spirito del gioco che celebra: alla base del racconto c’è l’idea di costruire qualcosa di significativo superando ostacoli complessi proprio come nel videogame dove ogni pezzo deve trovare il suo posto per creare ordine dal caos. In un mondo diviso da barriere ideologiche, la determinazione di Henk Rogers e Alexey Pajitnov nel lottare contro potenti interessi politici ed economici, rispecchia il concetto del giocatore di Tetris che non si arrende mai, anche di fronte a livelli apparentemente insuperabili. Tetris non è solo una storia di diritti legali e conquiste tecnologiche, ma un’esaltazione della perseveranza umana e del potere della creatività, in perfetta armonia con l’essenza stessa del gioco: un gioco semplice ma coinvolgente, capace di trascendere ogni confine geografico e linguistico.
Voto: 3 stelline e mezzo (ovviamente nella scala del Mereghetti dove il massimo è 4)









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